Mister, iniziamo quest’intervista parlando di quello che, a detta di molti, è il vero valore aggiunto di questa Mds.: i tifosi. Lei è arrivato da poco sulla panchina e sta pian piano costruendo un clima di fiducia, identità e sostegno con la piazza. Quanto è importante per lei sentire quella spinta, quella voce costante sugli spalti che accompagna ogni partita, in casa e in trasferta?
“La nostra è una tifoseria molto calda, forse la più calda dell’intero campionato. Sono il nostro sesto uomo in campo, e non è un modo di dire. Quando giochi sapendo di avere alle spalle gente che vive la maglia, che urla il tuo nome anche nei momenti più difficili, capisci davvero cosa significa rappresentare questa società“, le parole di Ciro Aceto.
“Il loro supporto è un’arma in più, una spinta che ti fa alzare la testa anche quando le gambe iniziano a pesare. Ogni vittoria nasce anche da loro, e credo che si meritino un grande applauso, ogni singolo sabato.
Alla fine, la vittoria più grande non è solo quella che arriva dal tabellino — ma quella che nasce dal cuore di un popolo che ti sostiene. Perché con una tifoseria così, anche le sconfitte diventano insegnamenti, e ogni partita diventa un atto d’amore verso questi colori“.
Mister, la Mds è una squadra che, fino ad ora, ha mostrato un’identità chiara: gioca, crea, domina lunghi tratti di gara. Eppure, in più di un’occasione — penso ad esempio alla sfida contro la Fortitudo Vesuviani — si sono persi punti importanti per qualche calo di concentrazione nei momenti chiave. Da cosa dipende, secondo lei, questa tendenza?
“È vero, è un dato che riconosciamo con grande onestà. In diverse partite abbiamo espresso un futsal di ottimo livello, spesso controllando il ritmo e imponendo il nostro gioco. Però, poi, ci è mancato quel pizzico di maturità che serve per chiudere le gare. Le cause sono diverse e tutte reali.
Innanzitutto, parliamo di un gruppo molto giovane, con ragazzi di prospettiva che stanno ancora imparando a gestire le fasi emotive di una partita. A questo si aggiunge il fatto che la squadra è stata costruita tardivamente: siamo partiti con un po’ di ritardo rispetto alle altre, e inevitabilmente stiamo vivendo ancora una fase di perfezionamento, sia tattico che mentale.
Commettiamo ancora errori banali, soprattutto nei finali, quando la lucidità cala e la concentrazione vacilla. L’inesperienza pesa, ma è anche il segnale di un percorso di crescita che stiamo affrontando con coraggio. La mancanza di attenzione in certi momenti non è mancanza di volontà, ma parte di un processo di costruzione che richiede tempo e fiducia.
Detto questo, devo riconoscere anche l’altro lato della medaglia: nonostante tutte queste difficoltà, la squadra sta ottenendo risultati che forse in pochi si aspettavano. Questo significa che la base è buona, il lavoro c’è e la mentalità sta arrivando. Ora dobbiamo solo imparare a restare concentrati fino all’ultimo secondo, perché in C1 basta un attimo per cambiare tutto“.
Mister, lei ha appena accennato al percorso di crescita e alla necessità di consolidare certi aspetti. In effetti, finora non è mai stato chiarito ufficialmente quale sia l’obiettivo stagionale di questa MDS. C’è chi parla di salvezza tranquilla, chi sogna i playoff, chi invece pensa solo a costruire. Ci può dire, una volta per tutte, qual è il vero traguardo che vi siete posti come gruppo?
“Guardi, io sono sempre molto diretto su questi temi. La Mds è una neopromossa, e l’obiettivo iniziale — quello matematico, concreto — è senza dubbio la salvezza. Dobbiamo consolidarci in questa categoria, capire i ritmi, gli equilibri e il livello tecnico di un campionato che, per competitività, è tra i più difficili della Campania.
Poi, è chiaro, una volta raggiunto l’obiettivo, tutto ciò che verrà dopo sarà un premio, un passo in più nel percorso di crescita. Ma guai a parlare di illusioni: bisogna costruire basi solide prima di sognare in grande.
Mi piace però ricordare una frase che porto sempre con me: “Niente di splendido fu mai scritto se non da coloro i quali osarono credere che dentro di loro qualcosa fosse superiore alle circostanze.”
Ecco, io credo che questa squadra incarni proprio questo spirito: ragazzi che ogni settimana osano, che credono di poter andare oltre i propri limiti, e che stanno imparando che il vero successo non è arrivare primi, ma crescere insieme, passo dopo passo, con coraggio e fede nel lavoro“.
Mister, chiudiamo parlando della situazione degli indisponibili. Nelle ultime settimane la squadra ha dovuto fare i conti con diverse assenze, alcune per scelta tattica, altre per infortunio — penso in particolare a Orefice e Manzi. Eppure, nonostante tutto, l’M.D.S. ha continuato a mostrare compattezza e carattere. Come si spiega questa capacità di adattamento e di risposta del gruppo?
“È vero, stiamo attraversando un momento non semplice sotto il profilo delle assenze. Alcuni giocatori importanti, come Luca Orefice e Manzi, sono fuori e il loro peso si sente, sia dentro che fuori dal campo. Però devo dire che questa squadra ha una dote rara: sa soffrire, e soprattutto sa rialzarsi.
Abbiamo un forte senso del sacrificio, e questo si vede ogni settimana. I ragazzi non si tirano mai indietro, anche quando sono costretti a giocare fuori ruolo o a reggere ritmi altissimi. Con l’assenza di Luca, ad esempio, sono stato costretto ad adattare Facundo Gómez come centrale: un ruolo non suo, ma che ha interpretato con grande disciplina e spirito di squadra. Mi complimento con lui pubblicamente, perché la sua prestazione è stata da vero professionista.
Ecco, questo per me è il segno più bello del gruppo: nessuno si lamenta, tutti lavorano. Si rema nella stessa direzione, e anche nelle difficoltà riusciamo a trovare motivazioni nuove. È da questo spirito che si costruiscono le stagioni importanti“, chiosa coach Aceto.
ufficio stampa Mds


















