Non c’è cosa più triste nella nostra professione quando sei chiamato a scrivere questi articoli. Da dove devo cominciare Lello? Partiamo dall’ultimo messaggio su whatsapp, quello del 28 maggio, quando mi hai annunciato le novità sul titolo del Cales, hai detto che giocherà a Maddaloni e che il nome della squadra sarebbe stato Supermercati A casa mia, le notizie sui giocatori e poi come sempre… “ti prego fallo uscire lunedì o martedì”. Ma tu lo sai che io aggia fa’ o giurnalist e quindi la notizia l’ho messa, forse ti ho fatto incazzare ancora una volta, perché nel titolo avevo scritto pure dell’interessamento del Limatola. Perché abbiamo fatto sempre questo, è il gioco delle parti, tu da navigato dirigente, io che cerco di avere conferme o di sapere se c’è dell’altro.
Quante risate, quante chiacchierate, quanti confronti. Telefonate infinite, la certezza di avere sempre una porta aperta nella disponibilità, non ti ho mai sentito una sola volta alzare la voce. E come ci tenevi alla tua Maddaloni, avresti fatto qualsiasi cosa per riportare il calcio a 5 ad un certo livello in città.
E quanto eri orgoglioso nel nominare quel quintetto di giocatori ai quali eri legatissimo. “Non abbiamo bisogno di altri, sono i 5 più forti della C1”, lo dicevi sempre a testa alta, quasi come un guanto di sfida e anche per spronarli. Non ricordo nemmeno da quanti anni ci conosciamo, su quei campi in erba sintetica o nei palasport. E soprattutto al Palabrancaccio, dove ci siamo visti per le puntate speciali, le partite, non volevi mai parlare ed io ti costringevo. Maledetto romanista sfegatato, immagino le lacrime che hai versato per l’addio di Totti; beh, ci siamo commossi anche noi, tu sei tra quelli che il calcio lo vive da tifoso vero, ma con il senso reciproco dello sfottò.
E allora lo hai preso ‘sto titolo del Cales? Lo avevi scritto sulla tua bacheca facebook qualche giorno fa: Il Cales è Maddaloni. Quasi a dire: eccomi sono tornato dove mi compete. Ti devo chiamare per un’intervista. Su quella bacheca ora ti stanno inondando di messaggi di affetto perché sei una persona speciale. Tuo figlio sarà orgoglioso di te, magari si appassionerà al futsal e noi saremo felici di raccontare le gesta di un grande Del Monaco e di raccontargli quanto sia unico suo padre. Maledetta vita che si porta via le persone più belle. Ci siamo lasciati come con il mio amico del cuore, Lello come te, quasi 10 anni fa. Lui mi salutò l’ultima volta col pollice in alto, ora ho il tuo pollice depositato nella memoria del telefono, perché oggi è accussì, lo sai, tutto su whatsapp. Tieni duro e non mollare mai, ti avevo detto e te lo dico ancora: anche da lassù, conserva quel tuo sorriso e quella gioia che sarà fonte di luce per arricchire la vita di chi ti ha voluto bene. Pollice in alto amico mio. Sempre.
Non c’è cosa più triste nella nostra professione quando sei chiamato a scrivere questi articoli. Da dove devo cominciare Lello? Partiamo dall’ultimo messaggio su whatsapp, quello del 28 maggio, quando mi hai annunciato le novità sul titolo del Cales, hai detto che giocherà a Maddaloni e che il nome della squadra sarebbe stato Supermercati A casa mia, le notizie sui giocatori e poi come sempre… “ti prego fallo uscire lunedì o martedì”. Ma tu lo sai che io aggia fa’ o giurnalist e quindi la notizia l’ho messa, forse ti ho fatto incazzare ancora una volta, perché nel titolo avevo scritto pure dell’interessamento del Limatola. Perché abbiamo fatto sempre questo, è il gioco delle parti, tu da navigato dirigente, io che cerco di avere conferme o di sapere se c’è dell’altro.
Quante risate, quante chiacchierate, quanti confronti. Telefonate infinite, la certezza di avere sempre una porta aperta nella disponibilità, non ti ho mai sentito una sola volta alzare la voce. E come ci tenevi alla tua Maddaloni, avresti fatto qualsiasi cosa per riportare il calcio a 5 ad un certo livello in città.
E quanto eri orgoglioso nel nominare quel quintetto di giocatori ai quali eri legatissimo. “Non abbiamo bisogno di altri, sono i 5 più forti della C1”, lo dicevi sempre a testa alta, quasi come un guanto di sfida e anche per spronarli. Non ricordo nemmeno da quanti anni ci conosciamo, su quei campi in erba sintetica o nei palasport. E soprattutto al Palabrancaccio, dove ci siamo visti per le puntate speciali, le partite, non volevi mai parlare ed io ti costringevo. Maledetto romanista sfegatato, immagino le lacrime che hai versato per l’addio di Totti; beh, ci siamo commossi anche noi, tu sei tra quelli che il calcio lo vive da tifoso vero, ma con il senso reciproco dello sfottò.
E allora lo hai preso ‘sto titolo del Cales? Lo avevi scritto sulla tua bacheca facebook qualche giorno fa: Il Cales è Maddaloni. Quasi a dire: eccomi sono tornato dove mi compete. Ti devo chiamare per un’intervista. Su quella bacheca ora ti stanno inondando di messaggi di affetto perché sei una persona speciale. Tuo figlio sarà orgoglioso di te, magari si appassionerà al futsal e noi saremo felici di raccontare le gesta di un grande Del Monaco e di raccontargli quanto sia unico suo padre. Maledetta vita che si porta via le persone più belle. Ci siamo lasciati come con il mio amico del cuore, Lello come te, quasi 10 anni fa. Lui mi salutò l’ultima volta col pollice in alto, ora ho il tuo pollice depositato nella memoria del telefono, perché oggi è accussì, lo sai, tutto su whatsapp. Tieni duro e non mollare mai, ti avevo detto e te lo dico ancora: anche da lassù, conserva quel tuo sorriso e quella gioia che sarà fonte di luce per arricchire la vita di chi ti ha voluto bene. Pollice in alto amico mio. Sempre.

















