
Tirato in ballo a più riprese, anche in maniera velata, il pomo della discordia è sembrato essere soprattutto lui, Vincenzo Esposito, anima storica dello Junior Domitia. Ed è proprio il capitano a raccontare a punto5.it la sua versione: “Non è per niente facile, bisogna ricostruire, non perdere il titolo, provare a far tornare la voglia a Massimo e trovare qualcuno che ci dia una mano nel frattempo. Poi magari l’anno prossimo si cercherà di continuare quanto avevamo in mente tutti, perché già era un bel progetto. Non vorremmo far finire qualcosa che esiste da 13 anni”. E spiega meglio l’accaduto: “Tutti si sistemano e faranno il loro cammino, la patata bollente è rimasta a me. Se hanno lasciato perché secondo loro dovevano accettare decisioni e imposizioni dettate da altri, va bene così. Il presidente ha sempre detto che lo faceva per Pinetamare, non aveva fatto i conti con la realtà che si era creata qui: due squadre e due gruppi, due modi di pensare e agire da padroni, senza dialogo. Avrei voluto solo maggior rispetto verso chi sta da sempre qua senza percepire nulla dando tutto per questa maglia, a differenza di chi ha sempre preso un rimborso. Evidentemente eravamo solo un numero e non si aveva nè la forza, nè il coraggio di metterci da parte”. Difficile il rapporto con Peppe Costantino, per i motivi che lo stesso Esposito spiega: “Eravamo il problema più grande, due caratteri simili e non c’incontravamo mai, alla fine tutto è ricaduto sui ragazzi. Ma non ho niente contro di loro e per me il direttore nel suo campo è il numero uno: il problema ero semplicemente io con lui. Ancora oggi credo che con il buon senso si potevano superare tutte le incomprensioni, il dialogo era importante, ma non è andata così”.
















